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- SALOMÈ | SMO Lab
Glauco - di Ercole Luigi Morselli. Regia e adattamento Giampiero Mancini Salomè In un tempo che non è più tempo, in un mondo che ha attraversato la catastrofe e l’ha assorbita nel proprio sangue, sorge la nera corte di Erode: È un’anticamera dell’inferno: un antro oscuro, corrotto, popolato da creature, morenti e inquiete. Lo spirito e’ malato, i volti mascherati, gli occhi spenti. L’anima, priva di orientamento in questo regno terminale impastato diincenso e metallo dove la carne si disgrega, ha ormai smesso di urlare. Una decadente liturgia del potere e del desiderio, In questo universo claustrofobico le leggi del sacro e del profano si sono fuse in un unico culto oscuro: quello della voluttà, della superstizione, della putrefazione lucente. Il sacro è sostituito da oscuri rituali mistici e pagani. Ed è qui che appare lei. Salomè. Non semplicemente bella ma: Intatta. Inviolata. Sana. Fulgida visione di purezza e integrità fisica assoluta: pelle diafana, lineamenti intatti. Ma non innocente. È questa sua intatta bellezza a renderla desiderata, quasi deificata, e allo stesso tempo odiata e temuta. In una corte dove tutti marciscono, dove la carne è solo fango e ferita la sola presenza di una creatura "non contaminata" diventa scandalo, ossessione, oggetto di culto e insieme condanna Salomè, vergine e vampira, tiene in scacco la corte come una dea bambina spezzandone l’equilibrio come un’allucinazione sacra nel buio. In mezzo a un’ umanità deformata, è la nuova Beatrice e la nuova Lilith, la visione angelica e la femmina perduta. È l’ossessione del re, il feticcio della corte, la santa e la dannata. Questa Salomè, capolavoro di Oscar Wilde, si trasforma in questo adattamento in una macabra allegoria dark e distopica, dove l’estetica post-atomica si fonde con l’immaginario simbolista e decadente. Le influenze visive si muovono tra i deserti acidi e le atmosfere funeree dei drammi religiosi medievali, con la danza dei sette veli che non è più un gioco di seduzione, ma un rito sciamanico, crudo e mistico, una smembratura spirituale che evoca il sangue, la morte e il sacro. Salomè non è solo la donna fatale: è l’ultima visione del sacro in un mondo che ha perso Dio. Iokanaan non è solo un profeta: è l’annuncio di una verità insostenibile per chi vive nel fango è l’annuncio di un altro mondo. Erode non è solo un tiranno vizioso: è l’uomo che desidera ciò che non può più toccare senza morire. Ma Salomè non desidera Erode. Non vuole dominare ciò che è già marcito, il suo desiderio si rivolge altrove: verso il profeta, il visionario, anch’egli integro, anch’egli puro, anch’egli vivo. Due corpi sacri in un regno profanato. Ma Iokanaan rifiuta. Rifiuta Salomè, rifiuta il mondo, rifiuta la carne. E da quel rifiuto nasce la tragedia. Perché Salomè ha deciso e lo vuole per sé. E allora danza. Ma non danza per sedurre: Danza per distruggere. Ogni “velo” che cade è una pelle che si lacera, una verità che si spezza, un sacrificio al dio dell’ossessione. Questo spettacolo è un viaggio nell’abisso della brama e della fine, un’elegia visiva e sonora sulla bellezza che uccide, sull’amore come condanna, sulla purezza come eresia. In questa emivita, la parola di Wilde risorge come una liturgia nera, un poema blasfemo, un’estrema preghiera lanciata ne buio. Frammenti della ballata del carcere di Reading puntellano l’architrama e riaffermano con forza che sono tutti prigionieri di Salomè, della sorte e della mancanza di ogni speranza. Le luci incidono la scena come lame di neon sacrificale. La musica, distorta e rituale, batte come un cuore mutato sulle rovine di un culto perduto. Le parole di Wilde risuonano come antifone mantra che si ripete e si incarna in un teatro che non rappresenta, ma evoca, invoca, contamina, ferisce. Questa Salomè è la fiamma. Il mondo attorno è già cenere DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- Modulo 14 - BLU | SMO Lab
Ti ho amata. Ti ho amata e t’amo mio blu in tutte le tue blu declinazioni. Quando mi hai rubato un bacio, afferrandomi coi denti le labbra che non mi hai più restituito, eri blu zaffiro. Blu di ferro e titanio. Un cosi oscuro blu da essere quasi nero, tanto buio da caderci dentro e non trovarvi più l’uscita. E’ così è accaduto. Modulo 14 BLU Mio Blu dicevi, mio Blu. Lo sono. E anche più del cielo. Ovunque tu sia, io ti circondo.” - Jannis Ritsos Ti ho amata. Ti ho amata e t’amo mio blu in tutte le tue blu declinazioni. Quando mi hai rubato un bacio, afferrandomi coi denti le labbra che non mi hai più restituito, eri blu zaffiro. Blu di ferro e titanio. Un cosi oscuro blu da essere quasi nero, tanto buio da caderci dentro e non trovarvi più l’uscita. E’ così è accaduto. Nonostante tu sia uscita dalla mia vita io sono ancora dentro di te. Eri blu oltremare, invece, sulle nostre spiagge autunnali. Oltremare. Poiché oltre il mare mi attendevi da sempre. Oltre il blu egizio di gelide e desaturate onde nella quali ero naufragato. Fino a quando , esanime ed esangue, proprio prima di sprofondare nell’abisso indaco tu mi hai salvato. Al ricordo delle tue prime lacrime che ho bevuto di notte sotto una pioggia blu Tokyo, ho chiesto e ottenuto la pietà del ciano e l’astio del magenta: ero viola in quella notte da ricordare. Al sanguinoso ricordo di un bar dove continuavi a lasciarmi in ogni silenzio e respiro, ho chiesto il blu tenebra per completare il ritratto che porta il nome. Il ritratto che dipingo ogni blu notte nei mie sogni più candidi e nei miei incubi più turchesi. Perché vedi mio blu nonostante tu mi abbia abbandonata al mio lacerante dolore e alla mia vita di quotidiana disperazione, eri, sei e resterai per sempre il mio blu. Eri, sei e resterai il pigmento più raro, il più prezioso da usare con la cura e l’amore di cui non sono stato capace. L’unico concesso per tratteggiare mantelli di madonne e i tuoi capelli. L’unico che vedo ancora e sempre quando guardo il mondo da quando nel mondo ho visto te. L’accesso al Modulo 14 è consentito previo superamento del Modulo 13. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- Modulo 3 - BESTIE | SMO Lab
La pelle si fa ruvida, un pelo ispido grigio stregato ricopre il mio corpo, come il palundamentum cremisi da generale che cingeva mio padre, mentre mostrava al suo fragile figlio il cielo nero sopra Idistaviso. Modulo 3 BESTIE Prima di parlare con gli altri addormenta la tua bestia segreta. - Alda Merini La pelle si fa ruvida, un pelo ispido grigio stregato ricopre il mio corpo, come il palundamentum cremisi da generale che cingeva mio padre, mentre mostrava al suo fragile figlio il cielo nero sopra Idistaviso. Giovane lupo fra i lupi, annusavo la brina gelida della foresta di Osning, dove tre nuvole scarlatte annunciavano oscuri presagi coi loro ventri gravidi di pioggia. Un tuono affondò la sua sorda coltellata alla gola della nube più scura che rovesciò balbettando un torrente di vocali, come a cercare ancora scuse, sulla foresta di Teutoburgo. Ora col favore delle tenebre la schiena si curva con un colpo di frusta, con un dolore così forte e insopportabile da essere quasi un piacere inconfessabile. Bestia non vista termino la transizione. I sensi si espandono, muta la percezione delle cose, delle più piccole e flebili cose e non ho più casa, ma una tana attende le mie notti future e le mie esangui prede. Le mani divengono zampe, le unghia artigli. Non ho più verbo solo ululati. La fame antica, ferica, divora le viscere dall’interno e in ogni respiro inspiro l’inferno. Eco di predazione. In bocca sangue, carne e cenere del fanciullo che ero e dell’imperatore innamorato che ora sono. Ho serrato al mio cuore, come le mascelle alla gola del cervo, il ricordo del profilo di lei che si confondeva con il profilo dei colli Romani in un tramonto disegnato da indifferenti Dei. Il cielo è vuoto, come il mio viso cancellato nelle interiora del cerbiatto. Riscopro il passo, il corpo, il battito del cuore e il primo anelito di desiderio. Manitù, il grande spirito, mi sussurra all’orecchio parole di conforto. Mentre mi nutre con peyote il mondo intorno si ridisegna, mi racconta chi sono e mi spiega cosa sento. Mentre striscio, volo e ghermisco, mentre azzanno, bacio e mordo, dilanio e nutro tutto, fuorché la mia fame. Le stelle sono già cadute una ad una in questa folle notte d’agosto, quando eri mia e tutte le stelle ti bruciavano negli occhi. La luna, che è l’unica cosa che non mi appartiene, fa quel che può, ma la notte ormai trionfa ovunque. L’accesso al Modulo 3 è consentito previo superamento del Modulo 2. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- MACBETH | SMO Lab
Glauco - di Ercole Luigi Morselli. Regia e adattamento Giampiero Mancini Macbeth Macbeth (titolo completo The Tragedy of Macbeth) è tra i più conosciuti e citati drammi di Shakespeare, indicato unanimamente dalla critica come il suo lavoro più complesso e sfaccettato. Frequentemente rappresentata e riadattata nel corso dei secoli, la “Tragedia Scozzese”, per la cui trama Shakespeare si ispirò liberamente al resoconto storico sul re Macbeth di Scozia di Raphael Holinshed, è divenuta archetipo “par excellence” della brama di potere e dei suoi pericoli. Tuttavia questa definizione, universalmente riconosciuta, è estremamente riduttiva, date le implicazioni analitiche legate al rapporto osmotico tra Macbeth e sua moglie Lady Macbeth e le ampissime ripercussioni di natura filosofica sui temi dell’azione, della volontà e del potere. Tematiche presenti e sviluppate anche in altri personaggi, come ad esempio in Malcolm, il giovane figlio del Re Duncan. Legati da un rapporto tossico che li rende senza nessun dubbio due fra le più riuscite caratterizzazioni shakespeariane, Macbeth e sua moglie Lady Macbeth sprofonderanno in un gorgo inesorabile di errori ed orrori. Lady Macbeth, personificazione stessa del male, è animata da grande ambizione e sete di potere: è lei a convincere il marito, spesso indeciso, a commettere il regicidio, ma non riuscirà poi a sopportare la deriva di ambizione dello stesso consorte, arrivando alla follia. Macbeth d’altro canto perderà gradualmente ogni contatto con la realtà e a causa dell’efferatezza, a volte insensata, delle sue azioni andrà incontro ad una lenta e struggente disumanizzazione. Una fitta e stregata nebbia di non-detto inoltre avvolge il passato della coppia infernale: l’assenza di eredi, un figlio morto probabilmente ancora in fasce e desideri di potere sottaciuti che a volte riecheggiano come “pensieri dimenticati”. Queste ombre e molti altri misteri aleggiano tuttora attorno alla tragedia per complicare un quadro che l’autore vuole confuso e frammentario tanto da non chiarire neanche la causa della morte della sua protagonista femminile: suicida o uccisa? Per Shakespeare è sufficiente solo un lapidario “Mio signore la regina è morta!”. Costituita da solo cinque atti, è la più breve delle tragedie di Shakespeare ma sicuramente quella con la dilatazione temporale più lenta e angosciante, tanto è tetra e quasi apocalittica. Giampiero Mancini la traspone magistralmente in una Tokyo decadente e violenta con un impianto registico davvero poderoso che trasuda sangue e oscuri presagi, tra colpi di katane, kimoni danzanti e codici d’onore Yakuza. I sentimenti che legano padri e figli, mariti e mogli, amici e nemici sono rovelli silenti che si sposano perfettamente con l’ambientazione nipponica adottata anche nella trasposizione di Kurosawa “Il trono di sangue” (titolo originario “Kumonosu-jo” letteralmente “Il castello del ragno”). Kurosawa tuttavia riprende solo la trama riscrivendo completamente il testo e collocandolo nel Giappone feudale degli Shogun. Mancini sceglie invece un approccio ortodosso, adottando in maniera rigorosa il testo originale, senza minimante alterare il materiale shakespeariano ma soltanto attualizzando la messa in scena adattandola alla Tokyo odierna. La recitazione degli interpreti di Kurosawa inoltre è impostata dichiaratamente su toni appartenenti al teatro del No. Maschere impassibili, che non lasciano trasparire i loro sentimenti anzi, che trasmettono l’impressione di non averne o di averli deliberatamente soppressi, implodendo in un’atrofia emotiva. In direzione totalmente contraria gli attori di Mancini viaggiano verso uno struggente espressionismo. Un “Urlo di Munch” in movimento nel quale i personaggi vivono e tremano, vibrano e soffrono, amano e odiano con una straordinaria intensità, ipermoltiplicata dalla costante presenza del soprannaturale. Un vero e proprio circo degli orrori tra apparizioni di spettri, fantasmi che rappresentano le colpe e le angosce dell’animo umano e la presenza, forse reale o forse solo immaginaria, delle Tre Streghe, emissarie del Fato che incombe ineffabile, che è giustificazione e al tempo stesso ineluttabile sovrano delle sorti degli uomini. Le Sorelle Fatali, ispirate certamente alle Norne del mito norreno e alle Parche/Moire della tradizione greco-romana, sono infatti maestre di inganni, in questo adattamento sensuali monelle Kogal nei loro Sailor Fuku. Dividono Macbeth e Lady Macbeth così come la loro interpretazione ha diviso nel corso dei secoli spettatori, critici e intellettuali. Macbeth fa quello che esse gli dicono di fare? Oppure, più realisticamente, gli dei e gli spiriti si limitano semplicemente a prendere atto della volontà degli uomini e delle loro azioni? Nella sua follia sanguinaria Macbeth ha infatti solo il conforto del soprannaturale quando, recandosi dalle streghe per conoscere il proprio destino, ottiene come responso profezie solo in apparenza rassicuranti, in realtà molto enigmatiche. Ormai compromesso e dannato, il nostro “eroe tragico” vi si appiglia con convinzione ed affronta i nemici fino al momento in cui scopre il vero significato di quelle beffarde e oscure profezie. In scena 30 attori di un Master di quarto anno, in una danza macabra verso la dannazione, impegnati probabilmente nella prova più ardua dell’intero percorso di formazione S.M.O. Poiché in Macbeth tutto è esasperato, il male regna sovrano e i personaggi sono ambigui e complessi, gli attori devono reclutare ogni risorsa tecnica ed emotiva in loro possesso per restituire ai loro ruoli la profondità e la credibilità richiesta. Il lavoro di messa in scena giunge al termine di un impegnativo ed entusiasmante percorso, lungo un intero anno, nel quale si lavora all’allestimento dell’opera ma più in generale si approfondisce la poetica e il linguaggio del Bardo, attraverso lo studio ritmico di trochei, giambi e dattili affiancato all’analisi delle chiavi per interpretare le opere shakespeariane come monologhi interiori, macro-immagini e blid-side che sono solo alcune tra le più moderne ed evolute tecniche recitative che gli alunni del master dovranno padroneggiare. Scopo ultimo del laboratorio è quello di dotare gli attori di un proprio “canto” che renda fluido l’approccio psicofisico richiesto in ogni azione scenica. Demolendo l’erronea idea del corretto “suono classico”, al termine di questo Master gli attori saranno in grado perciò di affrontare con solidità ed ispirazione qualunque sfida attoriale odierna, poiché tra voice-off, jump-cut, under-acting e tempo emotivo, Shakespeare è il vero inventore della recitazione cinematografica. Il confronto con il Bardo nella Master Class S.M.O. resta quindi una prova dalla quale non ci si può esimere perché è un punto di arrivo e al contempo un punto di partenza per un nuovo e più consapevole sé attoriale. DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- Modulo 22 - FRAGILI | SMO Lab
Modulo 22 FRAGILI Ai fragili che sorridono ancora. - Mattia Ollerongis Eccole le mie macerie. Tutto ciò che di me ora rimane. Quel che resta dopo la festa, dopo la mia testa rotolata nella cesta. Eccole le mie rovine. Nelle tue mani cio’ che e’ sopravvissuto al tuono e alla folgore, alla deflagrazione e alla febbre acre della terra. Qui ai tuoi piedi i miei avanzi di tempesta. Ecco le mie vele strappate le mie ven squarciate. Eccoli gli avanzi del mio corpo smembrato. Eccoli i resti del mio pazzo cuore a pezzi; pezzi di mani, pezzi di gambe, pezzi di testa, pezzi di faccia, pezzi di sorriso, pezzi di respiro spezzato, pezzi di sogni spazzati, pezzi di una casa dilaniata, pezzi di una notte spezzata, sul tappeto urlanti pezzi di me. Ecco i miei sogni rotti, i milli cocci del mio amore andato in pezzi. Raccogli tu che sei ancora integra. Credo. Raccoglimi tu che sei ancora integra. Spero. Ferita dalla mia esplosione ma ancora intatta. Vedo. Riassemblami. Ricucimi. Reincollami. Rigonfiami. Cauterizzami. Ricomponimi. Ricostruiscimi. Ma fallo piano con ogni cura e curami in seguito con ogni riguardo. Abbi cura di questi miei amabili resti perché ora sono e sarò sempre più fragile. L'accesso al Modulo 22 è consentito previo superamento del Modulo 21. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- MODULI | SMO Lab
MODULI Corso di formazione attoriale professionale con Master Class intensive a numero chiuso per ragazzi e adulti. Un week-end al mese di lavoro con i seguenti orari (Venerdì 15-20, Sabato 15-20 e Domenica 10-17). Realizzazione di showreel a fine percorso. Si accede tramite provini. Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- Masterclass | SMO Lab
Masterclass Agli attori che hanno terminato il percorso triennale di studio e ai frequentanti della terza annualità è permesso partecipare ad un seminario di approfondimento. Ogni anno infatti viene aperta una Masterclass che affronta in maniera molto approfondita un aspetto del teatro. Lavori tematici che riguardano autori o generi, filoni drammaturgici o stili attoriali; da Shakespeare alla tragedia greca, dal teatro moderno e contemporaneo alla recitazione brillante. Ogni masterclass termina con uno spettacolo finale il cui allestimento comincia soltanto quando il programma esaurisce la dettagliata analisi dell’ambito recitativo trattato e di conseguenza lo studio delle tecniche necessarie per affrontarlo. Ad esempio nella Masterclass su Shakespeare si studia il canto del testo e la sua ritmica, le forme metriche (giambi, trochei, dattili…) e le strutture emotive (micro, macro e trasposizioni), con contributi multimediali si analizzano le opere del Bardo, non solo testualmente ma anche attraverso la visione dei più suggestivi allestimenti. Soltanto al termine di questa fase, squisitamente tecnico-laboratoriale, fatta anche di molti acting, si procede alla messa in scena di uno spettacolo, per mettere in pratica quanto appreso durante l’intero anno (vi invitiamo, qualora non l’aveste già fatto, a consultare la sezione spettacoli dove sono presenti trailer e sinossi di alcuni allestimenti di Masterclass). A parte la naturale necessità per un attore di continuare ad ampliare il più possibile il proprio know-how, appropriandosi di tecniche specifiche e assolutamente attuali che incrementano le sue possibilità occupazionali, le Masterclass sono un’opportunità straordinaria di visibilità: nel corso della nostra annuale rassegna teatrale infatti è ormai abituale la presenza di ospiti, come casting director e agenti cinematografici, curiosi di vedere i diplomati S.M.O. all’opera. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- Modulo 4 - TAGLI | SMO Lab
Modulo 4 TAGLI Noi scrittori e artisti lavoriamo nelle tenebre, e come ciechi soppesiamo l’oscurità. - José Saramago Ora corro a gambe levate nell’ora più buia a cuore lavato. Taglio dai campi di miglio, corro per miglia oltre il bosco di tigli. Taglio i ponti con il mio doppelgänger, taglio il traguardo ma arrivo secondo, come il primo degli ultimi. Taglia il nastro il mio io più veloce, senza dubbio il mio io più feroce, il mio oscuro e fedele nocchiero, il fratello mio carceriere, che nella torre da me costruita mi ha rinchiuso e nelle mie mani ha gettato la chiave. Non sono mai riuscito a scappare con me di guardia a impedirmi la fuga, ho atteso paziente nel buio di cogliermi in fallo e fuggire lontano. Tagliato fuori dal mondo, sono l’anima dannata messa a guardia del mio inferno, sono l’assassinato e l’omicida, sono il mio doppio e l’incontro allo specchio è presagio di morte. Sono Mozart e Salieri, Caino e Abele, sono Iago ed Otello e sono sempre io la mia Lady Macbeth. Attendo da tanto ma il giorno è arrivato, cala la tela sul mio esilio malato. Un asino raglia e mi da la sveglia, non voglio più frequentarmi, non voglio neanche parlarmi. Taglio ogni legame dalla mia parte più scura, con un netto colpo di scure. In un vuoto ospedale allo psichiatra cade la penna e la mascella quando cedo il passo al mio ospite indesiderato, che giunge non appena chiamato. Arriva e taglia le parole con il suo acido sarcasmo, che marca la distanza tra i suoi sogni pantagruelici e i miei tenui desideri di piccola taglia. Taglio corto. Io sono la mia ombra. E non posso tagliarmela via. Quindi continua a tagliarmi, a farmi a pezzi e divorarmi e poi corro per mille miglia lontano da me, prima che la mia paura ti raggiunga ovunque e ti preghi di tornare. Ora taglia l’ombra l’affilato fascio di luce. Taglia l’aria il suo sguardo d’ambra, che mi toglie il respiro, che come un maglio mi schiaccia. Squarcia l’armatura e la cotta di maglia fino a tagliarmi la pelle. Toglimi il cuore, dacci un taglio e portatelo via, perché già ti appartiene. Torniamo alla torre, rimettiti in guardia, è stato solo un momento ma è già passato, di te ho bisogno, tu mi dai fiato. È sempre stato così da quando son nato, ritagliandosi un posto nel mio Spazio Mentale Occupato. L’accesso al Modulo 4 è consentito previo superamento del Modulo 3. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- PRIVACY POLICY | SMO Lab
Privacy Policy Informativa Privacy Titolare del trattamento: SMO Village - smolabmail@gmail.com Dati raccolti: - Nome e cognome - Indirizzo email - Numero di telefono (facoltativo) - Dati tecnici di navigazione Finalità del trattamento: - Rispondere alle richieste inviate tramite modulo contatti - Gestire comunicazioni precontrattuali e professionali - Garantire il corretto funzionamento del sito Base giuridica: - Consenso dell'interessato - Misure precontrattuali su richiesta dell'interessato Conservazione: I dati saranno conservati per il tempo necessario a gestire la richiesta e comunque non oltre 24 mesi, salvo obblighi di legge. Diritti dell'interessato: Accesso, rettifica, cancellazione, limitazione, opposizione e portabilità dei dati ai sensi degli artt. 15-22 del GDPR. Contatti: Per esercitare i propri diritti è possibile scrivere all'indirizzo email professionale indicato sul sito. Il sito utilizza cookie tecnici necessari al funzionamento e non utilizza cookie di terze parti. DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- STAGE | SMO Lab
STAGE Lo S.M.O. ospita mensilmente e direttamente all’interno della struttura di Pescara stage e seminari con casting director e agenzie cinematografiche. I migliori e più prolifici casting director impegnati quotidianamente nelle più importanti produzioni nazionali ed internazionali, forniscono ai nostri attori un preziosissimo bagaglio di esperienza ed opportunità. La lista dei nostri ospiti sarebbe lunghissima sicuramente possiamo citarne alcuni, che frequentano annualmente il vivaio o che sono semplicemente venuti a trovarci in passato: Davide Zurolo, Federica Baglioni, Marita D’Elia, Sara Casani, Giulia Appolloni, Claudia Marotti, Adriana Sabbatini, Roberto Bigherati, Barbara Giordani, Teresa Razzauti, Stefano Rabbolini, Jorgelina De Petris, Elisabetta Curcio, Giulia Azzoni, Laura De Strobel, Flavia Toti Lombardozzi, Chiara Agnello, Valentina Flint, Pino Pellegrino, Roberto Graziosi, Shaila Rubin… I nostri attori hanno quindi la possibilità, più unica che rara, di avere un rapporto costante e privilegiato con il mondo del lavoro reale e con indispensabili occasioni di crescita e confronto; dalle tecniche per preparare e affrontare i provini all’orientamento per muovere i primi passi nell’ambito del professionismo, fino alle occasioni di visibilità nelle quali sovente si entra negli archivi dei casting (che alla prima occasione convocano gli attori più talentuosi direttamente a provino). Il lavoro con il casting director per un attore è fondamentale per apprendere le dinamiche delle “audizioni”, imparando quindi a farsi condurre con umiltà ed intelligenza alla ricerca della miglior performance, guardando al casting director non come un severo guardiano della soglia che vuole impedirgli l’ingresso nell’agognato mondo straordinario, ma bensì come un mentore o quantomeno un alleato che tenta, nel suo complesso lavoro, di conciliare l’idea e la costruzione che l’attore propone sul personaggio, con la sua personale idea e quella del regista. Attraverso questo “contest” il casting director aiuta l’attore a trarre il meglio da sé e produrre così un provino valido e impattante. Fondamentali sono la predisposizione all’ascolto, la velocità di reazione e la capacità di adattarsi ed improvvisare. Aspetti che sono quotidianamente affrontati nelle fasi laboratoriali. Questi incontri servono soprattutto ad acquisire una terminologia, un vocabolario tecnico, per tradurre rapidamente le indicazioni di un casting in un linguaggio attoriale, in maniera tale da modificare volumetrie, limiti e strutture del personaggio, imparare a dosare o rilasciare la quantità di energia richiesta, gestire l’overacting e il rapporto con il partner, ma cosa fondamentale servono ad imparare a verticalizzare la recitazione. Capita spessissimo infatti che un casting director in fase di provino chieda che in una battuta si senta anche un sentimento opposto rispetto a quello rivelato nel testo della scena. Attraverso lo studio sui “tagli”, prerogativa questa della pedagogia di Mancini, ampiamente approfondita nel corso dedicato alla recitazione cinematografica, gli attori acquisiscono i mezzi necessari per soddisfare la richiesta del casting. Partendo dall’analisi testuale e utilizzando la recitazione “tagliata” si arriva alla costruzione di personaggi credibili e realistici. La possibilità di un’esposizione controllata, costante e graduale, permette agli attori di affrontare con sempre minore ansia performatica il lavoro davanti ai casting director, dalle prime esperienze, nelle quali si pagherà uno scotto emozionale, fino ad acquisire sempre più sicurezza e tranquillità nel lavoro proposto. Lo S.M.O. offre inoltre l’opportunità unica di imparare a lavorare con tutti i casting e con le loro varie metodologie, acquisendo così la capacità di gestire approcci, a volte, molto distanti. Come in un vivaio, l’operazione di scouting è costante, come anche le occasioni di essere “seguiti” e accompagnati nella crescita, con un check che in alcuni casi può essere annuale. Discorso a parte merita la straordinaria opportunità di essere visti dalle agenzie cinematografiche. Essere rappresentati da un’agenzia è il primo passo per entrare realmente nel mondo professionale, che non prevede la ricerca “fai da te” di improbabili provini su internet (la maggior parte dei quali riguarda comparsate o ruoli generici che nulla hanno a che fare con il mestiere dell’attore) o l’essere accalappiati da fantomatiche agenzie (a pagamento) alla ricerca di “nuovi volti per lo spettacolo” con la promessa di rapidi inserimenti in inesistenti “mondi del cinema”, magari con la proposta di realizzare costosissimi book fotografici o pseudo corsi di portamento e recitazione di un week end. Le “vere” agenzie di consulenza cinematografica non sono a pagamento, non lucrano su book fotografici (che sono ad esclusivo appannaggio dell’attore) ma guadagnano una percentuale esclusivamente sul lavoro dell’attore. Per essere “appetibili” per un’agenzia bisogna essere capaci, in una prima fase della propria carriera, di proporre un personaggio che sia immediatamente inquadrabile in termini di ruolo e vendibile in termini meramente commerciali, tanto da farla interessare all’inserimento nella propria scuderia andando così ad occupare una casella mancante in quel momento. Inoltre una volta iniziata la collaborazione con un’agente la prerogativa è quella di una promozione a casting e produzioni tale da far fruttare, nella prima fase, ottimi feedback, in futuro, la propria vendita. Il resto è bassissimo cabotaggio e operazioni pseudo truffaldine che si muovono al latere di un mondo nel quale si pensa di poter entrare semplicemente con un bel viso e nessuna formazione. Quindi lo S.M.O. offre l’opportunità reale di essere visti e, se interessati, rappresentati dalle più importanti agenzie che annualmente danno uno sguardo ai gioielli della casa. Sono stati nostri ospiti Gianni Ghiffi della Volver, Luca Rubenni per la Promoter Artist, Rita e Simone Giorgi e Nada Shahin della Rita Giorgi, Claudio Valenti per la Close Up e ancora Alessandra Lividori della AL Management e la Up Management di Vanessa Ventura, etc… Insomma, ogni mese c’è da divertirsi e da imparare! CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- Modulo 19 - ALTROVE | SMO Lab
Modulo 19 ALTROVE Quando ci lasciavamo non ci pareva di separarci, ma di andare ad attenderci altrove.” - Cesare Pavese Portami altrove. Prendimi in braccio e portaci lontano dove saremo finalmente “Inseparabili”. Spingici oltre questo muro di piume. Costruisci col mio muto dolore ali di cemento per portarci più sù. Più in alto. Infinitamente sopra questo lago di sabbia, a guardare dall’alto nella nebbia, la pioggia salire piangendo dalla terra. Trascinami dal cuore o da quel moncone che ne è rimasto. Caricami sulle spalle e riattraversa il deserto dei mie giorni immemori, fino ad un altro quando, dove noi ritorneremo in quell’oasi di passato, dove siamo stati davvero indivisibili. Ricuciti sul mio fianco anima mia e respiriamo insieme dalle ferite per ritrovare, nelle cicatrici delle nostre lingue legate, un modo tutto nuovo di parlarci tacendo. Cercateci, ma solo se a qualcuno manchiamo davvero. Cercateci altrove, oltre il tramonto, oltre l’orizzonte, oltre il frastuono, proprio prima del tuono, proprio dopo il temporale, oltre lo sgocciolio della brina, oltre lo snocciolio delle piccole menzogne, oltre la mezzanotte, oltre le lame insanguinate e le botte, oltre gli strumenti ginecologici per donne mutate, oltre gli aghi, i camici cremisi e gli oppiacei sparsi sul parquet, oltre l’ultimo Bombay Sapphire, oltre il tuo tenue sorriso, oltre il mio scavato viso, oltre il canto, oltre ogni casa, lontano da ogni cosa… cercateci altrove ove il mondo giace e dove finalmente tace quel forte rumore di nulla. L'accesso al Modulo 19 è consentito previo superamento del Modulo 18. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!
- Yoga | SMO Lab
Corso di Yoga Se lo Yoga sovente affianca il lavoro dell’attore su sé stesso c’è un motivo. Uno degli incontri fondamentali che ha aiutato Stanislavskij nell’elaborazione del suo metodo è stato sicuramente quello con Sulerzickij (Suler), che Tolstoj stimava al punto da considerare “l’uomo più puro” che avesse mai conosciuto. Suler, che non era un professionista del teatro, comprese l’entusiasmo di Stanislavskij per le scoperte del periodo finlandese: il segreto stava nel liberare il potenziale creativo della mente, e il primo passo verso la possibilità di risvegliare in modo costante lo stato d’animo creativo, doveva consistere nell’elaborazione di efficaci esercizi fisici e psicologici. Suler propose persino un nome per questi esercizi, “Yoga”, il termine sanscrito con cui i duchobory di Terranova chiamavano le pratiche fisiche e spirituali che compivano quotidianamente. Inoltre Suler aveva appreso la nozione indù di prana, forza vitale invisibile che scorre in ogni essere vivente. Stanislavskij era affascinato dai racconti di Suler: il prana non doveva essere altro che lo stato d’animo creativo, chiamato in modo diverso. Gli esercizi yoga infondevano agli attori calma, sicurezza e determinazione poichè lo Yoga è totale assorbimento della mente in un’unica attività e sospensione delle sue modificazioni. La parola “Yoga” deriva dalla radice sanscrita “YUG” che significa “Unire”. È infatti una pratica millenaria nata quando i campi del sapere (filosofia, psicologia, religione, etc) non erano scissi. E’ per questo che nello Yoga COSCIENZA e CORPO sono strettamente connessi producendo nel tempo una condizione di quiete e stabilità in cui la mente finalmente smette di agitarsi. Questo stato serenità le consente di sviluppare le proprie potenzialità e aprirsi ad una maggiore capacità di visione e di comprensione che lentamente conducono all’illuminazione. Scopo dello Yoga, attraverso le tecniche yogiche di asana (posture), pranyama (controllo delle energie vitali), e meditazione (attraverso la recitazione di kirtan e mantra), è quello di unire i 3 livelli SPIRITO-MENTE-CORPO in modo da creare una fusione tra il sé individuale e il sé universale in un’unica unità (EKATVAM). Infatti il primo significato attribuito alla parola Yoga in India è stato “controllo della mente e dei sensi”. Attraverso la pratica di questa disciplina si riesce a mantenere la concentrazione, impedendo a pensieri intrusivi di distrarci, rendendo la nostra mente libera ed aperta e non più condizionabile da desideri e paure. In termini meramente attoriali significa cominciare davvero a reagire a sé stessi, connettendosi con il proprio io più profondo, accedendo con rapidità e tranquillità alle proprie memorie emotive e sensoriali, riuscendo così a fare in modo che mente, corpo e parola, siano sempre nello stesso luogo, fisico e spirituale. Lo Yoga non è una pratica standardizzata ma una disciplina che si adatta ai bisogni, alle capacità e alle aspirazioni di ciascun praticante. Il corso si svolge con cadenza bisettimanale nella fascia oraria mattutina. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!

