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Modulo 0
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Modulo 8
VAMPE

Ricordo che eravamo insieme. Tutto il resto l’ho dimenticato.

- Walt Whitman

Brucio di te. Ancora. Sempre e temo per sempre. Ardo di te. Ancora. Da un tempo che nemmeno rammento, fatto di balli a corte e guerre in posti remoti, fatto di lame nell’ombra e baci all’ombra rubati.

Ricordo che, in quel tempo lontano, le nostre promesse incendiavano l’aria e che, sotto il baldacchino in fiamme, le lingue vibravano come tremule candele. Ricordo la tua pelle d’avorio, “conciata dal demonio”, diventare tutta rossa con i morsi della passione. Non molto altro ricordo di quando ti ero lontano, se non l’attesa di tornare da noi.

Ricordo invece chiaramente ogni giorno, come se fosse quel giorno, l’ora nera nella quale ti ho perduta, perdendo a mia volta ogni umanità. Ricordo di averti stretta forte tra fumi d’incenso, di averti stretta forte per non far volar via la tua anima. Ricordo di aver lasciato sul sagrato le piume delle tue ali lese. Ricordo di aver bevuto il tuo sangue per portarlo sempre nel mio e, da allora, il nostro sangue mi guida.

Ti ho cercata, mio angelo di fuoco, in ogni volo d’uccello nei cieli di Bucarest, in ogni soffio di vento nella mecca a Costantinopoli, nel fruscio di ogni stoffa stesa sul Bosforo ad asciugare. Ti ho cercata nell’alito di vino rubino di ogni concubina, a ognuna delle quali riversavo ogni menzogna di cui ero capace, chiamandola con il tuo nome.

Ricordo ogni notte insonne dalla notte in cui un fiume ha preso il tuo nome. Notti in cui vagavo nei castelli prima, nei palazzi poi, alla ricerca di qualche traccia di te nell’aria. Così ti ho cercata in ogni goccia di assenzio versata e in ogni lacrima ti ho aspettata. Ogni secondo di ogni minuto, di ogni giorno, di ogni mese, di ogni anno, di ogni maledetto secolo lontano da te.

Ho atteso che ti reincarnassi per me, che rinascessi per noi. Ho atteso fiutando nell’aria come una bestia, ho atteso nell’ombra, paziente, per capire il dove e il quando e ho pregato ogni demone di indicarmi tempo e luogo del tuo ritorno terreno. Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti.

E ora che sei qui davanti a me, ora che ti ho trovata, per salvarti dal rogo già devo perderti. Ma adesso non importa.

Divoriamoci fino all’alba, facciamoci nostri. Gettiamoci tra le fiamme e dormiamo qui abbracciati. Stretti per una notte infinita. Fammi dormire sul tuo grembo e fatti stringere i fianchi per non farti volare via come nell’ultimo addio.

Restiamo qui, fusi, disciolti dal calore di questo letto di brace. Restiamo qui per l’eternità che ci promettemmo in quel tempo così lontano, quando, ancora prima di nascere, fummo promessi dal destino per essere roba nostra. Quando fummo maledetti da un dio invidioso, molto prima del tempo in cui giurammo sui nostri nomi. Sul tuo, sospirato a mezza bocca dai cherubini del cielo, e sul mio, urlato dai demoni dell’inferno.

La commistione delle nostre essenze è sempre stata una combustione. Una vampa.

Così è stato. Così sempre sarà.

DIVENTA CIÒ CHE SEI!
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