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  • SOLI | SMO Lab

    Glauco - di Ercole Luigi Morselli. Regia e adattamento Giampiero Mancini Soli Per esteso “frammenti di monologhi di attori in assolo”, è uno spettacolo dedicato ai diplomandi che hanno concluso il triennio di laboratorio. In questa prova attoriale, nella quale si affronta in solo il palco, vengono portati in scena monologhi che attingono a piene mani dal repertorio teatrale e cinematografico più affascinante e attuale. Essere soli su di un palcoscenico, senza potersi affidare a nessuno, contando solo sulle proprie risorse, è una sfida che spaventa ma allo stesso tempo esalta. La condizione di solitudine permette di essere un tutt’uno con noi stessi, con il nostro respiro e il nostro “suono”, riuscendo a vivere con il pubblico un rapporto intenso, privilegiato, quasi esclusivo. Si instaura un legame intimo nel quale gli attori vengono messi a parte di un terribile segreto sconosciuto ai più: la soddisfazione che si prova nella coralità di un ensemble e la gioia, per l’umile mortificazione dell’ego nel lavoro di una compagnia, non valgono un solo istante dell’estasi che l’attore prova in questa folle solitudine. Gustare l’ebbrezza di ogni gesto e ogni respiro “in solo”, nel quale tutto si amplifica con una straordinaria intensità. Il tempo si curva e si dilata, ogni infinitesimale battito d’ali di quell’istante diviene incantato. L’attore si eleva ad un piano di ascolto nel quale intercetta non più la semplice attenzione, ma la complicità degli spettatori che si fanno testimoni partecipi dei più celati desideri, dei pensieri più intimi e degli accadimenti più oscuri dei personaggi. In altri contesti e circostanze tutto ciò normalmente non accade, o per lo meno non in maniera così intensa, poiché l’attore è in qualche modo protetto dalla presenza complice dei colleghi che ne frantumano il senso di responsabilità individuale, condividendo oneri e onori della performance. La sfida di ogni attore in questo spettacolo è quindi riuscire a coinvolgere davvero il pubblico, intercettando, attraverso una captatio benevolentiae, un’empatizzazione viscerale, sfatando le preconcette idee manichee sul bene, sul male e sulle relative schematizzazioni che spesso nei personaggi produce. La struttura, pur se fatta di monologhi, esalta e stimola il legame tra gli assoli, sempre collegati da un “fil rouge” energetico o tematico che rende coerente l’intero arco narrativo. Soli è uno spettacolo che quindi travalica decisamente il concetto di almanacco, raccolta o zibaldone di testi, avvicinandosi perciò più ad un libro di novelle o di brevi racconti. L’intento è quello di far assistere a 16 piccoli spettacoli a sè stanti poiché ogni monologo svela un mondo, compiuto e composito, e alla conclusione di ogni spaccato narrativo non si può far altro che rinnovare il patto di attenzione e complicità, resettando la coscienza del pubblico. Gli spettatori, accompagnati da un’eloquente brochure, seguiranno lo spettacolo consultando un “Menù’” con tutte le sinossi dei monologhi, per comprendere i momenti e le circostanze emotive nelle quali i personaggi si trovano, entrando nel plot in medias res e prendendo di volta in volta le parti del personaggio proposto. Il monologo interiore è la tecnica principe per affrontare questa difficile prova, senza tralasciare i tagli che il personaggio porta con sé, i “disegni” delle parole e le loro relative fioriture, il lavoro sulle micro e sulle macro immagini, i meccanismi traspositivi del testo, il lavoro sul blind-side, l’interazione con la quarta parete, gli antefatti drammatici, le urgenze e i difetti tragici, gli oggetti di scarico e i sensoriali, le proiezioni vocali ed energetiche, il tutto danzato attraverso l’obliquo ritmo delle transizioni emotive che il personaggio vive e offre in sacrificio al pubblico astante. La costruzione del personaggio è spietata, le forze da mettere in campo sono molteplici e la sfida porta l’attore allo stremo. Come assistendo al volteggio di un trapezzista, ogni performance è da seguire con il fiato sospeso, perché se deve essere un gioco al massacro che lo sia fino in fondo: un attore e una luce. Una cruenta nudità correlata da un apparato scenotecnico di disarmante semplicità (la citazione alla nudità è voluta dato che proprio “Nudo di donna” è il titolo di questo affascinante e “disturbante” spettacolo quando il cast è composto da sole attrici). Soli è senza dubbio la prova tangibile di aver percorso una via ardua e stimolante che, giunta al monologo, arriva a toccare lo zenit. Per giungere alla vetta più alta però, gli attori avranno bisogno di tutte le tecniche acquisite nel corso del triennio, per riuscire nell’impresa più terrificante: recitare soli in un teatro pieno. Roba da far tremare i polsi, roba da attori diplomati allo S.M.O. DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • GLAUCO | SMO Lab

    Glauco - di Ercole Luigi Morselli. Regia e adattamento Giampiero Mancini Glauco "La meglio gioventù" recensione di Matteo Giardini In teatro le didascalie non interessano nessuno, tranne agli interpreti. Per il poeta Gianni D’ Elia, quelle di E. L. Morselli sono ineguagliabili. Quando si è aperto il sipario su “Glauco”, dopo decenni che non veniva rappresentato, un gruppo di giovani seminudi e bellissimi ha cominciato ad urlare al vento: “Una secca scogliera bianca. Un gran mare nero che sospira leccandole i fianchi. Un cielo fitto di stelle che guarda ammiccando…”. Brividi sono corsi nel midollo spinale di un intero teatro gremito e seduto, catapultato in un decollo non meno audace del viaggio che è iscritto nel capolavoro di Morselli. Si trattava di recuperare un testo mitico che parla del mito di Glauco e di Scilla, consacrato da storiche rappresentazioni ma anche da un misterioso silenzio che gli grava addosso da quando lo Scrittore, facile a identificarsi con Glauco, gli affida nel 1919 la sua speranza di vivere oltre i 39 granelli di vita che ballano nella clessidra. Un testo testamento di un’intera generazione che accorre alla prima romana, per riconoscersi e solidarizzare al fallimento del messaggio epico: veramente gli eroi non esistono e l’unica forma di eroismo è il combattimento quotidiano. S’infila nella cultura italiana un’altra musica: la scontentezza. E la protesta giovanile, a cui abbiamo dato molte patenti e sviluppi, pochi saprebbero farla risalire all’armonica a bocca di Morselli, alla gioventù spezzata. Quando il regista Giampiero Mancini conduce i suoi attori dello Smo Lab nel master class morselliano, non gli può sfuggire la residenza abruzzese e questa alternativa a D’Annunzio. Di Atri è poi l’imperatore Adriano della Yourcenar: quella disillusione cosmica e maschile sulla presunta divinità. Le risorse di questo allestimento, fasciato nell’impatto acustico e visivo da concerto rock, sono tutte in funzione anti-eroica: la povertà materiale, i sogni e bisogni di una vita proletaria (più che pastorale), l’eros senza specchi o monumenti che è l’amore fisico, carnale. Se è “tragedia” è il dramma di vivere alla periferia dei poteri, l’unico spettacolo sono le albe e i tramonti negati agli occhi di chi suda, la sessualità è l’unica tregua, i corpi nudi l’unica giustizia dato il travestimento del danaro. La vicenda di Glauco aspirante dio che lascia Scilla al paese per tornarci ricco e immortale (salvo ritrovarla suicida e legarsi al cadavere di lei nel mare, da cui l’alternativo lamento fra Scilla e Cariddi), nella regia visionaria di Mancini perde ogni vocalizzo e rivela un Morselli impensabile. Quello che è già: un testo esistenziale. Pasoliniano. Le Sirene che tentano Glauco alla fuga e alla masturbazione non sono creature leggendarie ma presenze organiche: tornano e torneranno coi liquidi. Gli uomini ridotti in bestie da Circe sono i rispettabili mariti che a casa giurano fedeltà coniugale. La disputa fra Glauco e i compagni non avviene più con le asce dell’impero ma con gli zigomi sporchi di sangue. Il bacio che fa immortali, estorto da Glauco a Circe, è una mèta del turismo sessuale. E, indimenticabile, quando Glauco allibisce alla pazzia di Scilla di rubare l’indispensabile per farlo partire, la meravigliosa frase “… Io non sapevo che si potesse amare un sogno più di una persona viva…” è un amplesso in piena regola, sulla sabbia. Si dovrà dire di questo Glauco dai panni succinti che vive la scena con un transfert capace di sgretolarne la mole e restituirne l’esatta normalità. Tutto il cast ha precisioni feline, specie nelle scene corali. Svetta con un profilo a tutto tondo il ruolo di Forchis che agisce la parte dell’aguzzino-padre di Scilla con una mela rossa in mano, ed è un’altra nota squillante dello spettacolo. Quando la coppia Glauco/Scilla impercettibilmente cade in mare è come se tutta l’ingombrante divinità lasciasse il pianeta libero di respirare. Morte e rigenerazione sono a portata di mano. Arte è ciò che rimane, dopo i monumenti. “… Glauco, che t’è accaduto? Forse come a quel fanciullo che per prendere la luna cadde dall’albero? Credevi davvero che fosse così facile? Ah! Povero eroe che non hai temprata la tua pazienza come la tua spada! Meglio per te annegare nel vino di Chio il vano tuo sogno!…”. Non si contavano gli applausi, per il ritorno di un testo come una novità. La zattera dei sopravvissuti indicava l’unico mito: ricominciare dal silenzio. DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • COOKIE POLICY | SMO Lab

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  • Modulo 16 - OMBRE | SMO Lab

    Modulo 16 OMBRE Quello che gli uomini chiamano l’ombra del corpo, non è l’ombra del corpo, ma è il corpo dell’anima. - Oscar Wilde Ora vivo in una zona d’ombra illuminato dalla tremula luce ambra di una candela, anch’essa, nell’ombra della notte, come me morente. Vivo tremando come questo misero lume, vivo nell’ombra e neanche più tramo la fuga. Vivo, e non vi è ombra di dubbio, in quella che chiamano la zona grigia, dove non arrivano Angeli a prenderti in braccio a farti risalire verso la vita, demoni uncinati vengono a tormentarti con i loro stivali tirati a lucido. Vivo nel ombra, se viver si può ancor definire il sopravvivere, aspettando che mi avvolga dolcemente l’ombra dell’amica morte, ma che nel freddo e il vento e il fango e la neve anch’essa fatica a trovarci, perduta anche lei nelle mille e mille oscure ombre nelle campagne intorno ad Auschwitz. Caduto nel buio respiro e ricordo quando vivevo nell ombra del ghetto, tra orde di morti viventi e da lì guardavo da lontano il vostro mondo morente dove ho visto me stesso allontanarmi e fuggire via lasciando la mia ombra sul muro. Se taccio e supero il latrare dei cani e l’urlo delle sirene d’allarme. Riesco a sentire la musica dell’ ombra e il frastuono e il clangore che in certe notti ha buio. E ombra a mia volta son divenuto, la misera ombra dell uomo che ero, che per magrezza neanche più l’ombra proietto. E ora che ombra sono divenuto rasento muri, dormo negli angoli bui, preferisco il basso anziché l’alto, il bianco silenzio del bosco al ronzio dei ricordi felici, e come un ombra imito ogni cosa forma essenza apparenza e riesco, da questo privilegiato punto di osservazione sotto e lontano dalle cose, a cogliere anche la loro essenza perché anch’essa non mi è preclusa. Perché ciò che davvero è e nascosto lo e’ sempre in piena vista ma occorre osservare da lontano con sguardi d’ombrosi. E’ buffo l’ultima luce che i miei occhi rammentino sono le abbacinanti fiamme del Reichstag quando in quel rogo sublime tutto e’ cominciato, quando per tutti e’ iniziata la fine quando tutti intuimmo nascosti nell’ombra che saremmo divenuti anche noi come quell’edificio che moriva bruciando. Che saremmo con il Parlamento divenuti cenere. Ora nell’ombra sento che le cose non mi fissano più e ricordo che più’ le guardavo da vicino più esse mi guardavano da lontano. Silenzio. Forse tra le mille ombre la consolatrice ha trovato la strada quindi spegnete la candela, spegnete le voci, spegnete la luce spegnete, spegni la luce, spegni la luce… L’accesso al Modulo 16 è consentito previo superamento del Modulo 15. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • Modulo 0 | SMO Lab

    Modulo 0 Modulo . Come il Lem o il Lender che si poggia incerto per la prima volta su un pianeta sconosciuto. Un pianeta che scoprirete essere voi. 0 . Come il termine ultimo del conto alla rovescia che fin qui vi ha portato. Che richiama per assonanza il “vuoto” in arabo, o l’indiana rappresentazione dell’universo prima della sua trasformazione nel mondo delle apparenze e quindi il nulla, la non esistenza, il vuoto. Il nostro vuoto. Vuoto a perdita d’occhio, fino a dove il vuoto stesso si perde e nulla trova se non vuoto pieno di nulla. Meglio chiamato “Zefiro”. Come il vento che soffia sulle mura di Jericho, inutilmente erette a difesa di mostri, che di cenere di sogni e carni lacere di attori si nutrono. Il Modulo 0 è quello che c’è prima di ogni respiro, prima della prima sillaba balbettata, prima del primo verbo recitato, prima di tutto, prima di voi e prima di noi. È il primo vagito. Il primo atto di un attore. È ciò che viene prima dei presagi, prima delle incantagioni, prima delle tentazioni della menzogna, prima delle lusinghe della finzione, prima del veleno della vanità. Il Modulo 0 vi dirà chi siete, come vi vedete e come il mondo terzo vi percepisce. Il Modulo 0 vi porterà all’epifania del vostro vero ruolo nella storia, alla scoperta del vostro posto nel mondo, insegnandovi le strategie per abitarlo e indossarlo. Il Modulo 0 è la scoperta dell’altro, dello sconosciuto che ogni giorno ci giudica da ogni specchio, di quell’estraneo a noi tanto familiare, che custodiamo nel mistico labirinto di vene, fibre, ossa e tendini che risponde al nostro fragile nome. Che è il nome di un pianeta sconosciuto che ospita grazie al Modulo 0 i nostri primi tremuli passi. Questo e troppo altro è il Modulo 0 e alla fine del Modulo 0 cominciate voi! CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • Modulo 15 - LINGUE | SMO Lab

    Modulo 15 LINGUE Il lonfo non vaterca nè gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce bisce sdilenca un poco e gnagio s’archipatta. - Fosco Maraini Spigoliamo orsù sanza gnaffole, nell’ abbacinevole gnosi delle fanfole, tra alte e altre rumbomberie, sgomitoliamo gargagnozzi sanza berdecchie o maggiulazzi bensì corabianchi e zuffolosi perchè si acchiatterebbe malvevole sul dorso del ridosso, che lambicca la gnappa, la nostra strombolacchiappeira voleveggiante, se non l’arzussimo fraspettosi tra il lusco e il fusco, tra il lambrusco e il trambusto. Orsù bimbozzi, orsù vecchiardi, rispatolate le languide lingue lambiccate da lustri di smelmole. Spiricchiate sulle ali della fantabimba più colorevole per liberare il gingillicchio priogioniero del grigionoia dei giorni burli e riacchippateveloci il temporiso che un tempo fu! L'accesso al Modulo 15 è consentito previo superamento del Modulo 14. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • MODULI | SMO Lab

    MODULI Corso di formazione attoriale professionale con Master Class intensive a numero chiuso per ragazzi e adulti. Un week-end al mese di lavoro con i seguenti orari (Venerdì 15-20, Sabato 15-20 e Domenica 10-17). Realizzazione di showreel a fine percorso. Si accede tramite provini. Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo Vai al modulo DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • Modulo 4 - TAGLI | SMO Lab

    Modulo 4 TAGLI Noi scrittori e artisti lavoriamo nelle tenebre, e come ciechi soppesiamo l’oscurità. - José Saramago Ora corro a gambe levate nell’ora più buia a cuore lavato. Taglio dai campi di miglio, corro per miglia oltre il bosco di tigli. Taglio i ponti con il mio doppelgänger, taglio il traguardo ma arrivo secondo, come il primo degli ultimi. Taglia il nastro il mio io più veloce, senza dubbio il mio io più feroce, il mio oscuro e fedele nocchiero, il fratello mio carceriere, che nella torre da me costruita mi ha rinchiuso e nelle mie mani ha gettato la chiave. Non sono mai riuscito a scappare con me di guardia a impedirmi la fuga, ho atteso paziente nel buio di cogliermi in fallo e fuggire lontano. Tagliato fuori dal mondo, sono l’anima dannata messa a guardia del mio inferno, sono l’assassinato e l’omicida, sono il mio doppio e l’incontro allo specchio è presagio di morte. Sono Mozart e Salieri, Caino e Abele, sono Iago ed Otello e sono sempre io la mia Lady Macbeth. Attendo da tanto ma il giorno è arrivato, cala la tela sul mio esilio malato. Un asino raglia e mi da la sveglia, non voglio più frequentarmi, non voglio neanche parlarmi. Taglio ogni legame dalla mia parte più scura, con un netto colpo di scure. In un vuoto ospedale allo psichiatra cade la penna e la mascella quando cedo il passo al mio ospite indesiderato, che giunge non appena chiamato. Arriva e taglia le parole con il suo acido sarcasmo, che marca la distanza tra i suoi sogni pantagruelici e i miei tenui desideri di piccola taglia. Taglio corto. Io sono la mia ombra. E non posso tagliarmela via. Quindi continua a tagliarmi, a farmi a pezzi e divorarmi e poi corro per mille miglia lontano da me, prima che la mia paura ti raggiunga ovunque e ti preghi di tornare. Ora taglia l’ombra l’affilato fascio di luce. Taglia l’aria il suo sguardo d’ambra, che mi toglie il respiro, che come un maglio mi schiaccia. Squarcia l’armatura e la cotta di maglia fino a tagliarmi la pelle. Toglimi il cuore, dacci un taglio e portatelo via, perché già ti appartiene. Torniamo alla torre, rimettiti in guardia, è stato solo un momento ma è già passato, di te ho bisogno, tu mi dai fiato. È sempre stato così da quando son nato, ritagliandosi un posto nel mio Spazio Mentale Occupato. L’accesso al Modulo 4 è consentito previo superamento del Modulo 3. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • SMO Lab - Spazi Mentali Occupati | Scuola di recitazione

    Corsi di recitazione per bambini, ragazzi e adulti. Diventa ciò che sei! Diventa ciò che sei! SMO Lab il tuo posto nel mondo Lo SMO Lab (Spazi Mentali Occupati) nasce nel 2002 per volontà dell’attore, regista e actor coach Giampiero Mancini, con l’intento di creare uno spazio che, oltre a garantire una formazione attoriale di altissimo profilo, offrisse occasioni concrete di visibilità e di impiego, colmando il vuoto che spesso separa il mondo della formazione dal mondo del lavoro. I nostri attori infatti hanno modo di frequentare mensilmente e direttamente in sede workshop con le migliori agenzie cinematografiche e i più richiesti casting director. Scopri di più Lo SMO Lab (Spazi Mentali Occupati) nasce nel 2002 per volontà dell’attore, regista e actor coach Giampiero Mancini, con l’intento di creare uno spazio che, oltre a garantire una formazione attoriale di altissimo profilo, offrisse occasioni concrete di visibilità e di impiego, colmando il vuoto che spesso separa il mondo della formazione dal mondo del lavoro. I nostri attori infatti hanno modo di frequentare mensilmente e direttamente in sede workshop con le migliori agenzie cinematografiche e i più richiesti casting director. Scopri di più Giampiero Mancini TRAINER E DIRETTORE ARTISTICO IL TUO POSTO NEL MONDO Scopri lo SMO IL TUO POSTO NEL MONDO Scopri lo SMO Lo SMO Lab (Spazi Mentali Occupati) nasce nel 2002 per volontà dell’attore, regista e actor coach Giampiero Mancini, con l’intento di creare uno spazio che, oltre a garantire una formazione attoriale di altissimo profilo, offrisse occasioni concrete di visibilità e di impiego, colmando il vuoto che spesso separa il mondo della formazione dal mondo del lavoro. I nostri attori infatti hanno modo di frequentare mensilmente e direttamente in sede workshop con le migliori agenzie cinematografiche e i più richiesti casting director. Grazie alla solidità dei programmi, la qualità degli attori formati e le possibilità di “scouting”, lo SMO rappresenta un centro di formazione professionale tra i più accreditati nel panorama nazionale. Alzando continuamente l’asticella e quindi la naturale selezione, il nostro vivaio sforna annualmente attori immediatamente impiegabili sui set. Questo grazie alla scelta rigorosa scelta di affiancare al percorso di base un corso specifico di recitazione cinematografica, indispensabile per apprendere regole e dinamiche del set, per analizzare le diverse tecniche e comprendere a fondo contiguità e differenze tra la recitazione “teatrale” e quella “naturale” che la telecamera richiede. I nostri laboratori, con classi a numero chiuso, accolgono e soddisfano le diverse esigenze di bambini, ragazzi e adulti con il comune denominatore di un sistema di insegnamento unico ma adattato alle diverse fasce di età. Entrare in una delle nostre classi di recitazione vuol dire quindi intraprendere un corso professionale ma non solo. Coloro che non sono interessati al “mestiere dell’attore” riescono ad acquisire, da un percorso così arduo e stimolante, sicurezza emotiva e vocale, una centratura caratteriale data dalla ricollocazione delle proprie geometrie interiori e una conoscenza più profonda di sè. Frequentare la palestra emotiva dello SMO significa superare limiti fisici ed emozionali, riscoprire un mondo sensoriale sepolto e riappropriarsi di indispensabili mezzi espressivi ed emotivi per compiersi come individui e tentare davvero di diventare ciò che si è! TRAINER E DIRETTORE ARTISTICO Giampiero Mancini A soli 19 anni viene definito dalla critica “uno dei talenti più cristallini del teatro italiano”. Si fa conoscere dal grande pubblico con il monologo “Il Grigio” di Giorgio Gaber. A questo primo monologo ne seguiranno altri due: “Spettacolo Continuato” e “Gli Incubi del Signor Duhamel” che scrive dirige ed interpreta. La sua poliedricità lo ha sempre condotto a cimentarsi in cose diametralmente distanti tra loro; dalla televisione al cinema, dalla conduzione di programmi alle pubblicità, dai voice off alle reading. Scopri di più TRAINER E DIRETTORE ARTISTICO Giampiero Mancini I CORSI Parlati! Giampiero Mancini TRAINER E DIRETTORE ARTISTICO I MODULI Diventa ciò che sei! Giampiero Mancini TRAINER E DIRETTORE ARTISTICO GLI SPETTACOLI Dai uno sguardo al tuo domani! “Non si decide di fare l’attore così come non si sceglie alla nascita il glauco, il ceruleo, il verde mare o il castano che abbiamo negli occhi. L’essere attore scorre nelle vene. È uno slancio primario, una sete ancestrale che ti porta ad inventare mondi, passare ore da cucciolo davanti allo specchio per prendere padronanza con il rivestimento umano di carne, muscoli, tendini e relativo corredo di espressioni e amplificazioni che devi imparare a padroneggiare per sopravvivere. Non si può ignorare di essere nati attori, non si può pentirsi per quello che si è, anzi sviluppare il più possibile il senso di appartenenza ad una casta di privilegiati. Nascere attori vuole dire discendere con fierezza da una razza bastarda, santa e maledetta che per secoli è stata ridotta alla fame e seppellita in terra sconsacrata ma che con coraggio è riuscita a trovare un posto nella storia confondendosi con l’umanità per guidarla nelle tenebre e spesso per confortarla. Al contrario di molte persone che non sanno cosa fare della loro vita, un artista sa con esattezza cosa farne e con altrettanta sicurezza sa cosa non vuole farne. Un artista raramente cade nel comune equivoco di confondere “quello che si è” con “quello che si fa”. Uno scrittore è uno scrittore, anche quando lavora alle poste come Bukowsky. Bisogna solo adoperarsi per diventare realmente ciò che si è già e fare in modo che ciò che nutre la tua anima possa nutrire anche il tuo stomaco, pagare i tuoi vizi, le tue bollette, le tue vacanze, le sigarette, le medicine, i tuoi libri e la tue spese quotidiane.” ENTRA IN UN MONDO IN CUI NON SEI MAI STATO... IL TUO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • PRIVACY POLICY | SMO Lab

    Privacy Policy Informativa Privacy Titolare del trattamento: SMO Village - smolabmail@gmail.com Dati raccolti: - Nome e cognome - Indirizzo email - Numero di telefono (facoltativo) - Dati tecnici di navigazione Finalità del trattamento: - Rispondere alle richieste inviate tramite modulo contatti - Gestire comunicazioni precontrattuali e professionali - Garantire il corretto funzionamento del sito Base giuridica: - Consenso dell'interessato - Misure precontrattuali su richiesta dell'interessato Conservazione: I dati saranno conservati per il tempo necessario a gestire la richiesta e comunque non oltre 24 mesi, salvo obblighi di legge. Servizi di terze parti: - Wix (hosting e gestione del sito) - Vimeo (video incorporati) - Google Maps (mappe incorporate) Diritti dell'interessato: Accesso, rettifica, cancellazione, limitazione, opposizione e portabilità dei dati ai sensi degli artt. 15-22 del GDPR. Contatti: Per esercitare i propri diritti è possibile scrivere all'indirizzo email professionale indicato sul sito. DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • Recitazione ragazzi | SMO Lab

    Corso di recitazione per ragazzi La qualità della formazione offerta nel corso di recitazione ragazzi fa si che lo S.M.O. sia riconosciuto e accreditato come una preziosa vetrina per agenzie e casting director che, per ragioni squisitamente anagrafiche, sono interessati principalmente a giovani attori da scritturare, in una fascia che orbita prevalentemente dai 16 ai 25 anni. Attori che abbiano competenze tali da renderli immediatamente impiegabili in produzioni cine-televisive. Il corso di recitazione per ragazzi, pur tenendo conto delle diverse esigenze legate alla più giovane fascia di età, si avvale dello stesso programma e della stessa metodologia del corso di recitazione per adulti. Gli ingaggi e le sfide dei partecipanti sono le medesime, anzi, data la maggiore appetibilità delle professionalità formate, se possibile, anche con più attenzione e severità. In particolare, per quanto riguarda la classe dei ragazzi, è bene ricordare che i giovani alunni si trovano spesso in una fase della crescita particolarmente delicata, poiché l’adolescente, che non si sente più un bambino ma non è ancora un adulto, comincia a rivolgere le sue attenzioni al di fuori del nucleo familiare, alla ricerca di nuovi interessi e stimoli, verso quello che viene definito “il circolo dei pari”. In questa sua ricerca, l’incontro con personalità carismatiche, nella condizione di fragilità in cui si trova, potrebbe indirizzarlo e orientarlo in derive e percorsi purtroppo molto spiacevoli. La recitazione diventa pertanto, anche in termini meramente legati alla socializzazione, un valido supporto. Incanala infatti il giovane uomo verso una passione sana, con un gruppo di coetanei con i quali può instaurare legami profondi, dati dalla condivisione di passioni comuni ( cinema, teatro, musica, etc…). Il fulcro del sistema è imparare a lavorare con le loro emozioni reali, cominciando a dare loro un nome, per riconoscerle e catalogarle. Oggi la continua interazione con gli smartphone, le chat e social media come Facebook, hanno prodotto negli adolescenti dei deficit nella percezione cognitiva della realtà e una mutazione spaventevole dei bias. Tutto questo accompagnato da una nociva dipendenza da approvazione (la ricerca dei like o di una risposta istantanea) e un appiattimento pericolosissimo della soglia dell’empatia. Avviene perché sono praticamente abituati ad avere tutto e subito, cosa ancora più pericolosa. La frettolosissima fruizione dell’interazione con il mondo produce nei giovani una disfunzione cognitiva che li porta a pensare che non occorra tempo, se non quello di un click (questo è il massimo che si concede ad un video per caricarsi o ad uno foto per apparire), creando così un appiattimento tale da convincere i nostri “Millenials” che per le cose, anche quelle importanti, della vita non occorre aspettare, costruire, edificare. Per i rapporti personali, per i legami sentimentali, per la crescita professionale invece “We need time” (per dirla alla Sinek). Le chat hanno privato gli adolescenti di molte esperienze e tutto quello che gli è stato tolto ha prodotto una generazione di apatici cronici, ansiosi e insoddisfatti, generalmente incapaci di entusiasmarsi e di essere felici, equalizzati e scontenti di tutto. Il corso di recitazione S.M.O. li costringe invece ad interagire, emotivamente e fisicamente, facendogli riscoprire un mondo sensoriale silente e sommerso, rieducandoli alla parola, al gesto, all’attesa, al sospiro, al pianto, al contatto fisico, cominciando finalmente a rimarcare in maniera feroce una differenza netta tra vivere e sopravvivere. Attraverso il lavoro con la maschera neutraavviene una rieducazione ad una mimesi completamente diversa e purtroppo offuscata da quella rappresentativa e artefatta dei social. Lo studio sulla fonetica e l’articolazione gli fa recuperare la parola e la sua importanza, sempre meno utilizzata nell’interazione sociale. Con la scherma teatraleapriamo loro le spalle al mondo e con il lavoro sulla grammatica teatrale ridiamo ritmo e canto al loro modo difficoltoso di esprimersi. Il lavoro sulle memorie emotive inoltre fa in mondo che le emozioni tornino centrali nella loro vita. Questo percorso renderà più centrati i ragazzi di oggi e più sicuri e decisi gli uomini di domani. Ecco perché è auspicabile che venga intrapreso anche da chi non ha come fine il mestiere dell’attore ma semplicemente ha bisogno di lavorare per essere una persona migliore, per esprimersi con la voce, con il corpo e con la parola, per sentire con più forza e stupore, a prescindere dalla professione che si deciderà di fare. Il gruppo di lavoro è protetto dal numero chiuso, poiché basta una sola persona inserita in corsa per mutare l’energia dell’intera classe e riportarla indietro anni luce, in termini di confidenza e ambiente di lavoro. Questo serve per proteggere, in una prima fase, gli alunni più timidi che avranno così modo di aprirsi gradualmenteattraverso un’esposizione controllata ed uno stimolo alla risposta. Il corso di recitazione prevede un programma triennale: nel primo anno si rompono i blocchi e si destruttura attraverso una feroce personalizzazione e una nuova grammatica emozionale. Nel secondo anno comincia il vero “rebuilding”, riedificando attraverso la triangolazione e le transizioni, corpo ed emozioni cominciano a fondersi, il lavoro diventa psico-fisico. Il terzo anno è dedicato alla parola e ai suoi disegni, le sue poggiature, i germi, la grammatica testuale, ecc… Cuore, corpo e parole finalmente si fondono. Il nostro io migliore e quello che siamo non saranno mai stati cosi vicini. Nei nostri corsi la tecnica non è mai fine a sé stessa e i ragazzi sono chiamati a metterla in pratica fin dal primo anno di corso: alla fine di ogni annualità infatti le singole classi porteranno in scena uno spettacolo, inserito all’interno della nostra rassegna teatrale “InSMOvimento”. Il corso è a cadenza bisettimanale, frequentabile contemporaneamente al corso di recitazione cinematografica e sovrapponibile alle altre annualità. Dato il numero chiuso si consiglia di richiedere informazioni il prima possibile. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!

  • Modulo 20 - INFERNI | SMO Lab

    Modulo 20 INFERNI In cielo c’erano ancora angeli selvaggi che portavano le armi.” - San Paolo, lettere ai Romani (8.38) Chi scende? Chi sale? Questa Kafkiana burocrazia teologica non mi interessa. Io qui resto. Punito per l’imperdonabile peccato di conoscere anziché credere. Colpevole poi di non volerci vivere in questa terra di mezzo, popolata da mezzosangue e altre effimere creature di passaggio. Avevo letto sui libri di filosofia che “la porta era sempre aperta” ma mai che una volta usciti ti toccano le fiamme e altre amenità per tutta l’eternità. C’ e’ chi la fede la perde perché il cielo mostra loro troppo poco, altri perché il cielo mostra loro troppo. Io sono tra gli “altri” perché fin da piccolo già li vedevo i demoni alati ai piedi del letto il che mi rendevano cieco alla paura delle fiamme dell’inferno, mi tappavo le orecchie ma le sentivo le trombe degli angeli in biblioteca che mi rendevano sordo al coro dei serafini nell’ empireo. Mi avevano detto che era un dono ma si erano attentamente dimenticati di dirmi che un volta veduti anche per un solo battito di ciglia loro, angeli e demoni avrebbero a loro volta visto me. E per sempre. Così ho scelto la via d’uscita più facile. D’altronde mi avevano detto i libri che la porta era sempre aperta… Una vasca da bagno e un rasoio. Ma la morte non mi ha voluto. “Ordini superiori” ha detto quella puttana lucidando la falce. Così Paradiso e Inferno mi hanno chiuso i cancelli in faccia perché servivo ai cieli per tenere a bada i caduti e agli altri per tenere d’occhio gli angeli più zelanti. Del resto io li vedevo. Lo chiamano “equilibrio”. Io la chiamavo fottuta ipocrisia. Qui sulla terra possono solo soffiare alle orecchie delle scimmie ammaestrate ma nulla di più. Quindi mi ritrovo bloccato in eterno a fare da arbitro al libero arbitrio. Chi sgarra se la vede con me. Con me che ho veduto la prima guerra e il candido cielo della creazione tingersi di sangue di Nephilim; Io l’ ho veduto lo sterminio delle legioni celesti, le ali immerse nel sangue, le orbite cavate ai ribelli impalati prima e bruciati poi. Io ho visto la deportazione nelle fiamme degli angeli banditi, li ho visti cadere nello zolfo insieme alla Stella del mattino e dar vita all’inferno. E da allora cammino da solo tra angeli, demoni, caduti e mezzi sangue. Cammino solo in questo abisso di dannati. Aspettando di morire per passare l’eternità in un carcere di fiamme dove metà dei detenuti ce li ho mandati io. Solo tra scimmie senza coscienza. Solo sempre dannatamente solo. Del resto chi mai vorrebbe camminare con me? L’accesso al Modulo 20 è consentito previo superamento del Modulo 19. CONTATTACI SUBITO! DIVENTA CIÒ CHE SEI!

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