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Soli

Per esteso “frammenti di monologhi di attori in assolo”, è uno spettacolo dedicato ai diplomandi che hanno concluso il triennio di laboratorio. In questa prova attoriale, nella quale si affronta in solo il palco, vengono portati in scena monologhi che attingono a piene mani dal repertorio teatrale e cinematografico più affascinante e attuale. Essere soli su di un palcoscenico, senza potersi affidare a nessuno, contando solo sulle proprie risorse, è una sfida che spaventa ma allo stesso tempo esalta. La condizione di solitudine permette di essere un tutt’uno con noi stessi, con il nostro respiro e il nostro “suono”, riuscendo a vivere con il pubblico un rapporto intenso, privilegiato, quasi esclusivo. Si instaura un legame intimo nel quale gli attori vengono messi a parte di un terribile segreto sconosciuto ai più: la soddisfazione che si prova nella coralità di un ensemble e la gioia, per l’umile mortificazione dell’ego nel lavoro di una compagnia, non valgono un solo istante dell’estasi che l’attore prova in questa folle solitudine. Gustare l’ebbrezza di ogni gesto e ogni respiro “in solo”, nel quale tutto si amplifica con una straordinaria intensità. Il tempo si curva e si dilata, ogni infinitesimale battito d’ali di quell’istante diviene incantato. L’attore si eleva ad un piano di ascolto nel quale intercetta non più la semplice attenzione, ma la complicità degli spettatori che si fanno testimoni partecipi dei più celati desideri, dei pensieri più intimi e degli accadimenti più oscuri dei personaggi. In altri contesti e circostanze tutto ciò normalmente non accade, o per lo meno non in maniera così intensa, poiché l’attore è in qualche modo protetto dalla presenza complice dei colleghi che ne frantumano il senso di responsabilità individuale, condividendo oneri e onori della performance. La sfida di ogni attore in questo spettacolo è quindi riuscire a coinvolgere davvero il pubblico, intercettando, attraverso una captatio benevolentiae, un’empatizzazione viscerale, sfatando le preconcette idee manichee sul bene, sul male e sulle relative schematizzazioni che spesso nei personaggi produce. La struttura, pur se fatta di monologhi, esalta e stimola il legame tra gli assoli, sempre collegati da un “fil rouge” energetico o tematico che rende coerente l’intero arco narrativo. Soli è uno spettacolo che quindi travalica decisamente il concetto di almanacco, raccolta o zibaldone di testi, avvicinandosi perciò più ad un libro di novelle o di brevi racconti. L’intento è quello di far assistere a 16 piccoli spettacoli a sè stanti poiché ogni monologo svela un mondo, compiuto e composito, e alla conclusione di ogni spaccato narrativo non si può far altro che rinnovare il patto di attenzione e complicità, resettando la coscienza del pubblico. Gli spettatori, accompagnati da un’eloquente brochure, seguiranno lo spettacolo consultando un “Menù’” con tutte le sinossi dei monologhi, per comprendere i momenti e le circostanze emotive nelle quali i personaggi si trovano, entrando nel plot in medias res e prendendo di volta in volta le parti del personaggio proposto. Il monologo interiore è la tecnica principe per affrontare questa difficile prova, senza tralasciare i tagli che il personaggio porta con sé, i “disegni” delle parole e le loro relative fioriture, il lavoro sulle micro e sulle macro immagini, i meccanismi traspositivi del testo, il lavoro sul blind-side, l’interazione con la quarta parete, gli antefatti drammatici, le urgenze e i difetti tragici, gli oggetti di scarico e i sensoriali, le proiezioni vocali ed energetiche, il tutto danzato attraverso l’obliquo ritmo delle transizioni emotive che il personaggio vive e offre in sacrificio al pubblico astante. La costruzione del personaggio è spietata, le forze da mettere in campo sono molteplici e la sfida porta l’attore allo stremo. Come assistendo al volteggio di un trapezzista, ogni performance è da seguire con il fiato sospeso, perché se deve essere un gioco al massacro che lo sia fino in fondo: un attore e una luce. Una cruenta nudità correlata da un apparato scenotecnico di disarmante semplicità (la citazione alla nudità è voluta dato che proprio “Nudo di donna” è il titolo di questo affascinante e “disturbante” spettacolo quando il cast è composto da sole attrici). Soli è senza dubbio la prova tangibile di aver percorso una via ardua e stimolante che, giunta al monologo, arriva a toccare lo zenit. Per giungere alla vetta più alta però, gli attori avranno bisogno di tutte le tecniche acquisite nel corso del triennio, per riuscire nell’impresa più terrificante: recitare soli in un teatro pieno. Roba da far tremare i polsi, roba da attori diplomati allo S.M.O.

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