


Quattro bombe in tasca
Primavera 1944. Uno sparuto gruppo di partigiani presidia un’importante postazione collinare. L’immobilità forzata li rende facilmente irritabili. Lontano una contadina intona un canto: è il segnale convenuto per avvertire i partigiani dell’arrivo dei tedeschi. Questo è il bellissimo incipit di “Quattro bombe in tasca” di Ugo Chiti dal quale Mancini ha liberamente tratto “Noi non eroi” la fortunata opera che in passato ha circuitato e raccolto significativi consensi e sentita partecipazione ovunque. “Noi non eroi” giunse al termine del progetto Smo Village 2006 che coinvolse 40 studenti-attori ed ebbe il prezioso contributo del Comandante Domenico Troilo. La sua partecipazione ha permesso di rendere meno “toscano” il racconto di Chiti e trovare un ancoraggio forse ancora più emozionale con l’Abruzzo, regione della gloriosa Brigata Majella, dando alla narrazione un respiro sicuramente più ampio e meno territoriale. Oggi lo spettacolo è diventato un banco di prova importante, generalmente destinato agli alunni di secondo o terzo anno del corso di formazione ragazzi o adulti S.M.O. Lab. “Quattro bombe in tasca” è una vicenda corale che si dipana attraverso momenti emblematici della guerra partigiana: il rastrellamento, la tortura, la rappresaglia e il sacrificio, che non rimangono come scansioni astratte ma diventano storia viva e bruciante fatta da personaggi, ognuno con un mondo dentro di sé. Quattro episodi, quattro storie collegate da un’asciutta narrazione, priva di stucchevoli rituali commemorativi, affidata semplicemente ai protagonisti: Silvana, Tizzo, Biondo e Fausto. Quattro personaggi, quattro come le bombe nascoste nelle tasche di Fausto con le quali si martirizzerà. “Di rara pregnanza è l’episodio richiamato nel titolo, quello di Fausto e delle sue quattro bombe, che si fa saltare in aria con due soldati della Wehrmacht da cui è stato bloccato; le membra fatte a pezzi d’un tale oscuro eroe saranno pietosamente raccolte da amici e vicini, perché a lui si possa dare degna sepoltura” (Aggeo Ravioli). Spettacolo corale dicevamo, fatto di uomini e donne, caratteri, sentimenti, voci, situazioni e presenze che attingono alla fonte inesauribile del racconto orale. La scrittura teatrale, che deriva dal racconto del partigiano Piero Coccheri, si colloca nelle storie dove sopravvivono fantasmi e apparizioni notturne. L’insolita chiave di lettura favolistica e l’adattamento teatrale di Mancini, con l’approfondimento di altre storie, al latere delle quattro portanti, permette di accedere all’interno di una memoria drammatica davvero collettiva, per ritrovare il respiro epico e concentrico della ballata popolare.










