

Modulo 14
BLU
Mio Blu dicevi, mio Blu. Lo sono. E anche più del cielo. Ovunque tu sia, io ti circondo.”
- Jannis Ritsos
Ti ho amata. Ti ho amata e t’amo, mio blu, in tutte le tue blu declinazioni.
Quando mi hai rubato un bacio, afferrandomi coi denti le labbra che non mi hai più restituito, eri blu zaffiro. Blu di ferro e titanio. Un così oscuro blu da essere quasi nero, tanto buio da caderci dentro e non trovarvi più l’uscita.
E così è accaduto. Nonostante tu sia uscita dalla mia vita, io sono ancora dentro di te.
Eri blu oltremare, invece, sulle nostre spiagge autunnali. Oltremare. Poiché oltre il mare mi attendevi da sempre. Oltre il blu egizio di gelide e desaturate onde nelle quali ero naufragato. Fino a quando, esanime ed esangue, proprio prima di sprofondare nell’abisso indaco, tu mi hai salvato.
Al ricordo delle tue prime lacrime, che ho bevuto di notte sotto una pioggia blu Tokyo, ho chiesto e ottenuto la pietà del ciano e l’astio del magenta: ero viola in quella notte da ricordare. Al sanguinoso ricordo di un bar dove continuavi a lasciarmi in ogni silenzio e respiro, ho chiesto il blu tenebra per completare il ritratto che porta il nome. Il ritratto che dipingo ogni blu notte nei miei sogni più candidi e nei miei incubi più turchesi.
Perché, vedi, mio blu, nonostante tu mi abbia abbandonato al mio lacerante dolore e alla mia vita di quotidiana disperazione, eri, sei e resterai per sempre il mio blu.
Eri, sei e resterai il pigmento più raro, il più prezioso, da usare con la cura e l’amore di cui non sono stato capace. L’unico concesso per tratteggiare mantelli di madonne e i tuoi capelli.
L’unico che vedo ancora e sempre quando guardo il mondo, da quando nel mondo ho visto te.
