

Modulo 1
URTO
Nulla che sia grande entra nella vita dei mortali senza una maledizione.
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- Socrate
Il Modulo Uno è l’incontro e lo scontro con l’altro e con l’altra faccia del pianeta Io. È l’attrazione delle sue maree celesti e l’eruzione dei suoi vulcani purpurei.
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L’Urto è il tuono e la quiete gravida di folgori che lo precede. È lo studio della struttura più intima del silenzio che ne consegue, è l’autopsia dell’attesa e l’anatomia dei desideri, è ciò che manifesto, il ritrovamento di ciò che era stato sapientemente dimenticato, è il disvelamento di ciò che era stato solo superficialmente sepolto.
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L’Urto è un diluvio di sangue e baci, un treno che deraglia per un petalo sul binario, è un cargo ribaltato che trasporta colombe e miele.
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Il Modulo Uno è l’Urto nel buio di cose che sanno di casa e di cose antiche, è il buio stesso che ci sussurra parole d’amore, è la paura e la distillazione della recitazione in centri d’attenzione da accendere e spegnere, è la parola che si disidrata per lasciare spazio a un assordante “non detto”.
In Urto c’è una porta con dietro chissà quali presagi, un libro di pagine bianche, la china e l’inchiostro dissolto sotto piedi immacolati in fuga. Nel Modulo Uno c’è una porta da aprire per interrompere qualcosa, c’è una porta da sfondare dove abbiamo rinchiuso qualcuno, o semplicemente ci sei tu, che continui a spingere una porta con su scritto “tirare”.
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È l’urto della spallata per sfondarla. Poi l’incontro… Forse un abbraccio, forse uno schiaffo, forse una promessa, forse nulla.
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Il Modulo Uno canta corpi esposti che si avvicinano con occhi e mani tremanti. Conta i nomi dei corpi. Nomi sussurrati come una preghiera, urlati al cielo come maledizioni, annusati come pane appena sfornato o masticati e manducati come tozzi raffermi. Nomi dolci in bocca come miele o sputati in terra come fiele.
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Nomi crocifissi in lampi neri e verticali, nomi spezzati e nomi caduti sotto piedi, dove intorno ogni cosa è distrutta e danza. Danza lieve su un cesto di gesti, danza feroce sulle ceneri dei giorni andati. Danza indolente su sacrari imbiancati, su corpi di attori spogliati, danza scegliendo il passo e la misura, il tempo e la cadenza.
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Danzerete insieme questo rebetiko, abbracciati con gli occhi socchiusi, meri passeggeri nei vostri corpi rinchiusi. Danzando, le fiamme penetrano ogni fibra. Danzando, gli sguardi fendono l’aria come lame. Tra paura e perdono, tra colpe e rimorso, fradici di sudore angelico e dell’odore acre di tradimento.
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Nel Modulo Uno si apprendono sulla propria pelle i protocolli della verità. Tatuati dal terrore, tutto ci urta, nulla ci è innocuo, la percezione muta ed è così che il cuore impara a resistere agli urti. Forse a quelli di ieri, probabilmente a quelli di oggi, sicuramente a quelli di domani.
